Prestiti on line per invalidi civili: migliori prodotti online 2020

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Gli invalidi civili sono spesso inabili al lavoro e, nonostante percepiscano una pensione di invalidità, essa da sola spesso non basta a far fronte a tutte le necessità scaturite dalla loro condizione. Un invalido civile, nel momento in cui abbia urgenza di una certa somma di denaro, può accedere ai prestiti personali offerti dalle banche? Ci sono dei prodotti specifici pensati per venire incontro alle particolari necessità degli invalidi civili? Come è possibile ottenerli e quali sono i vantaggi offerti da questi finanziamenti?

Chi rientra in questa categoria?

Gli invalidi civili, secondo l’INPS, sono tutte quelle persone affette da minorazioni fisiche o psichiche, siano esse congenite oppure acquisite. A causa della loro condizioni, essi hanno perso del tutto o in parte (almeno per un terzo) la capacità di svolgere un tradizionale impiego lavorativo.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non fanno parte di questa categoria ciechi, sordomuti, invalidi di guerra, del lavoro o per servizio.

Questi soggetti rientrano in categorie separate e sono tutelati da apposite leggi, diverse da quelle per gli invalidi civili.

Le condizioni generali

Come per tutti gli altri finanziamenti destinati alle più svariate categorie di richiedenti, anche per i prestiti personali per invalidi civili ci sono alcune condizioni e requisiti da rispettare per poter accedere al credito.

Il requisito principale consiste nella capacità del richiedente di rimborsare il capitale concesso in prestito e di pagarne gli interessi.

Non esistono eccezioni per gli invalidi civili: anche loro devono avere un reddito dimostrabile per ottenere il finanziamento.

Generalmente, nel caso degli invalidi civili il reddito è garantito dalla pensione di invalidità che rappresenta anche, nella maggior parte dei casi, una buona garanzia per le banche.

È importante anche considerare l’età anagrafica del soggetto che intende richiedere il finanziamento. Anche in questo caso, infatti, non ci sono differenze tra i limiti imposti per un invalido civile e quelli di qualsiasi altra categoria. Si consiglia, se si è in età avanzata, di prestare attenzione ai limiti di età stabiliti da ciascun istituto di credito prima di inoltrare la richiesta di finanziamento, in modo da non incorrere in uno spiacevole rifiuto ed essere costretti a ripetere tutta la procedura presso un altro ente creditizio.

Documentazione

Che sia inoltrata online oppure in filiale, la richiesta di prestito personale deve essere sempre corredata da opportuna documentazione. Immancabili, come sempre, sono il documento di identità ed il codice fiscale, fondamentali per verificare l’identità del soggetto che sta richiedendo la liquidità. In aggiunta ai primi, occorre allegare anche tutta la documentazione che attesta la situazione economica dell’invalido civile, compresa la pensione di invalidità percepita. Fino a qui, nulla di insolito o di diverso rispetto alle altre richieste di prestito personale. La differenza la si ritrova nella particolare documentazione aggiuntiva che un invalido civile deve presentare per poter ottenere la liquidità di cui ha bisogno.

Si tratta di documentazione prettamente medica che serve ad attestare le cause ed il tipo di disabilità cui è soggetto l’invalido civile.

Questa verrà passata al vaglio da un’agenzia assicurativa (si tratta di una prassi obbligatoria) che valuterà le condizioni di salute del richiedente e deciderà in merito alla possibilità di concessione del finanziamento.

Pensione di invalidità

La pensione di invalidità, garantita dalla legge 104/92, in alcuni casi potrebbe essere la principale, se non addirittura l’unica, fonte di reddito per un invalido civile. Essa può essere di due tipi: temporanea oppure definitiva.

La prima ha una durata massima di tre anni e generalmente non è sufficiente come garanzia per l’ottenimento di un prestito personale.

Con la pensione di invalidità definitiva, invece, l’accesso al credito diviene più semplice, in particolare se si applica una cessione del quinto.

Piccoli prestiti CEI

Sono dei finanziamenti di importo massimo pari a 6.000 euro concessi per sostenere economicamente gli invalidi civili che versano in situazioni economiche particolarmente svantaggiate. Nascono in seguito ad un accordo tra ABI (Associazione Banche Italiane) e CEI e permettono di usufruire di un tasso di interesse molto agevolato, generalmente la metà di quello applicato ai finanziamenti tradizionali. Per estinguere il debito vengono concessi fino a 5 anni (con il pagamento di 60 rate mensili).

Cessione del quinto

La pensione di invalidità è di tipo sociale e non potrebbe essere utilizzata per applicare la cessione del quinto. Il condizionale, in questo caso, è d’obbligo, perché sebbene non sia esattamente la norma, alcuni (pochissimi a dire il vero) istituti bancari accettano di concedere agli invalidi civili un prestito personale con cessione del quinto.

Questa formula di rimborso viene applicata qualora la pensione di invalidità non sia l’unica fonte di reddito dell’invalido, sebbene vi siano delle banche che accettino di fare un’eccezione e concedere ugualmente il prestito con cessione del quinto anche se non si hanno altre entrate economiche.

Tuttavia, esso è molto più facile da ottenere se si hanno anche altre fonti di reddito come una pensione tradizionale, aggiuntiva a quella di invalidità, e oppure un reddito da lavoro. I documenti necessari sono uguali a quelli che presenterebbe qualsiasi altro richiedente, con l’aggiunta della documentazione medica che testimoni e specifichi il tipo di invalidità.

La percentuale che può essere trattenuta per pagare le rate viene calcolata solo sulla pensione di invalidità e non sui redditi complessivi del richiedente. Questo significa che l’ammontare massimo che è possibile richiedere è di molto inferiore a quello ottenuto da un pensionato qualsiasi che può disporre della sua pensione di anzianità o da un lavoratore dipendente che può utilizzare la sua busta paga.

Con la cessione del quinto, nel caso di invalidità permanente, possono essere concessi fino a 10 anni per la restituzione (il doppio dei tradizionali 5 anni delle altre forme di finanziamento), tuttavia, questo arco di tempo viene ridotto nel caso in cui il richiedente sia un anziano.

Alla scadenza del contratto, infatti, il debitore non deve aver superato gli 89 anni.

L’erogazione del credito è piuttosto rapida e il finanziamento è a tasso fisso, con tutte le rate mensili di uguale importo. Il prestito personale con cessione del quinto viene concesso anche a cattivi pagatori e protestati, in assegna di un garante o di beni immobili da ipotecare.

Motivi di rifiuto

Gli invalidi civili che inoltrano una richiesta di prestito personale ad una banca possono anche incorrere in un rifiuto. Non si tratta mai di discriminazione verso questa categoria di persone ma piuttosto di un calcolo tra potenziali guadagni e rischi cui la banca andrebbe incontro accettando la richiesta di finanziamento.

Tali considerazioni non vengono fatte solo per gli invalidi civili ma per ogni singolo soggetto che richiede del capitale in prestito ad un ente di credito.

È lo stesso meccanismo che sta alla base del calcolo del tasso di interesse e dell’obbligatorietà della polizza assicurativa.

Il primo motivo di un rifiuto potrebbe essere il reddito troppo basso e insufficiente a sostenere il pagamento della rata mensile stabilita per quel determinato prestito personale. In questo caso è possibile riformulare la richiesta aumentando il numero di rate, prolungando anche gli anni che separano la richiesta dalla scadenza del contratto, oppure diminuire l’importo richiesto. In entrambi i casi, si avrà un abbassamento della rata mensile che potrebbe rientrare nella capacità economica del richiedente e portare all’erogazione del finanziamento.

Se il rifiuto, invece, non è dovuto al reddito, i motivi possono essere ricercati nell’età avanzata dell’invalido civile o nella sua condizione di salute precaria.

In questi casi, la banca respinge la richiesta di finanziamento perché ritiene troppo alto il rischio di decesso del richiedente prima ancora che abbia finito di saldare il suo debito.

I cattivi pagatori incorreranno con più facilità in un rifiuto perché, essendo la loro pensione di tipo sociale, non è possibile rivalersi su di essa per cercare di recuperare un eventuale debito non pagato. L’istituto di credito, quindi, non avrebbe in mano alcuna garanzia per quanto riguarda la restituzione e, avendo a che fare con un cattivo pagatore, preferisce non mettere a rischio il suo capitale.

Se la propria richiesta di prestito personale dovesse essere respinta, si consiglia di informarsi attentamente sul motivo di tale rifiuto in modo da porre eventualmente rimedio a determinati errori e, dove possibile, variare alcuni parametri al fine di poter ottenere più facilmente la liquidità di cui si ha bisogno.

A chi rivolgersi?

I prestiti personali per invalidi civili vengono spesso trattati alla stregua di qualsiasi altro prestito e pertanto possono essere erogati da banche, finanziarie e persino da Poste Italiane. Se si vuole ottenere un maggiore risparmio e usufruire dei tassi di interesse agevolati, allora bisogna rivolgersi agli istituti bancari convenzionati con la CEI e con l’INPS.