Prestiti on line segnalati crif: migliori prodotti online 2020

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Ormai è una cosa risaputa, i cattivi pagatori e i protestati hanno notevoli difficoltà ad ottenere nuovamente un prestito. Nel caso in cui dovessero avere bisogno di nuova liquidità, riottenere la fiducia degli istituti di credito non è cosa sempli e occorre adottare alcuni accorgimenti per superare la situazione. La possibilità, per i segnalati Crif, di ottenere nuovi finanziamenti non è del tutto esclusa, sebbene essa sia limitata a solo alcuni dei tanti prodotti finanziari offerti dalle banche. Ma cosa significa esattamente essere segnalati alla Crif e cosa comporta? Quali sono i prestiti ai quali è possibile accedere e di quali requisiti bisogna essere in possesso? Occorrono particolari garanzie?

Crif

Si sente spesso parlare di Crif quando si tratta di prestiti personali, tutti lo nominano ma pochi sanno effettivamente di cosa si tratta.

Il Crif (Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria) è un database al cui interno vengono registrate tutte le informazioni relative ai finanziamenti operati dalle banche e dalle finanziarie.

Al suo interno, è possibile trovare lo storico finanziario di qualsiasi soggetto abbia in passato richiesto un finanziamento. Non sono presenti solo i nomi dei cattivi pagatori e dei protestati, come si è soliti ritenere, ma al suo interno vengono registrati tutti i finanziamenti ottenuti da qualsiasi soggetto, con dettagli e informazioni relative alla puntualità del pagamento delle rate, il loro ammontare, i debiti saldati e quelli ancora in corso.

Questa Centrale Rischi è un ottimo strumento nelle mani delle banche che lo utilizzano per verificare l’affidabilità di chi richiede il prestito. Se la storia finanziaria del richiedente risulta positiva ai controlli in banca dati Crif, con tutti i debiti puntualmente saldati, allora gli istituti di credito non avranno problemi a concedergli fiducia e a fargli ottenere un altro finanziamento. In caso contrario, quando cioè il soggetto risulta segnalato come cattivo pagatore, gli enti creditizi precluderanno l’accesso ai prodotti finananziari che richiedono poche o nessuna garanzia mentre richiederanno delle garanzie aggiuntive per tutti gli altri ancora concedibili.

In una situazione simile si troveranno anche coloro che, al momento di richiedere un prestito personale, non avranno uno storico finanziario nella banca dati del Crif. Riguardo questi soggetti, le banche non possono avere alcuna prova della loro affidabilità, poiché stanno chiedendo un finanziamento per la prima volta nel corso della loro vita, e pertanto vengono trattati come i cattivi pagatori e dovranno offrire garanzie aggiuntive per poter ottenere il credito.

Quando si viene segnalati?

Nel pensiero comune, basta una sola rata pagata in ritardo per essere segnalati al Crif come cattivi pagatori. In realtà, e per fortuna, la situazione funziona in modo diverso da come la maggior parte delle persone ritiene e la segnalazione dei cattivi pagatori avviene in tempi un po’ più lunghi. Nessuno viene considerato un cattivo pagatore per una sola rata pagata in ritardo, a meno che non si tratti di prestiti cambializzati. Il prestito cambializzato fa scattare le sanzioni già alla prima rata. In tutti gli altri casi, per essere segnalati al Crif come cattivi pagatori si deve aver saltato il pagamento di due rate consecutive.

Tuttavia, prima di procedere con la segnalazione alla Centrale Rischi, la banca contatta il debitore e gli offre la possibilità di provvedere al pagamento delle rate saltate in tempi brevi, in modo da non essere segnalato.

Il soggetto interessato ha 15 giorni di tempo per regolarizzare la sua posizione. Trascorso questo breve arco di tempo, se le rate non sono ancora state pagate, l’ente che ha concesso il credito segnalerà il soggetto interessato al Crif come cattivo pagatore. La segnalazione alla Centrale Rischi è immediata e non è preceduta da alcun avviso al debitore quando i ritardi nei pagamenti sono superiori a due.

Cancellazione dal Crif

Prima di richiedere un prestito personale ad un qualsiasi istituto di credito, sarebbe opportuno verificare se si è o meno segnalati al Crif come cattivi pagatori o se la propria posizione è regolare.

Consultare il proprio storico finanziario all’interno dei database della Centrale Rischi non è affatto difficile, ma la richiesta prevede il pagamento di un piccolo importo, corrispondente a circa 16 euro.

Occorre recarsi sul sito web del Crif e compilare l’apposito modulo di richiesta. Quando la propria domanda verrà elaborata, si riceveranno tutte le informazioni sulla propria posizione nei database. E se da questo controllo preliminare dovesse risultare che non si è perfettamente in regola? Si può richiedere la cancellazione del proprio nominativo da questa banca dati?

Un soggetto cattivo pagatore può essere rimosso dagli elenchi della Centrale Rischi solo a condizione che tutti i precedenti debiti siano stati saldati.

Non possono essere cancellati i nominativi di coloro che hanno un debito insoluto e, pertanto, è opportuno provvedere al pagamento di tutte le precedenti rate saltate, prima di richiedere un nuovo finanziamento. In questo modo si avrà più facilmente accesso a nuova liquidità.

In ogni caso, se il cattivo pagatore ha regolarizzato ĺa sua posizione portando a zero tutti i suoi debiti, allora egli vedrà rimuovere il proprio nome dal database Crif automaticamente allo scadere dei tre anni. Nel frattempo, per ottenere di nuovo credito dalle banche, il cattivo pagatore è costretto a limitare la sua scelta tra i prodotti messi a disposizione per questa determinata tipologia di clienti.

Cessione del quinto

La cessione del quinto dello stipendio o della pensione è la tipologia di prestito personale maggiormente utilizzata dagli italiani. Essa è disponibile anche per cattivi pagatori e protestati perché la sua modalità intrinseca di restituzione del capitale riduce al minimo il rischio di insolvenza.

Sottoscrivendo il contratto di prestito personale con cessione del quinto, il richiedente accetta che dal suo stipendio venga trattenuta una quota sufficiente a coprire l’importo della rata mensile.

Sarà poi il datore di lavoro stesso ad utilizzare quella somma di denaro, non versata sullo stipendio del suo lavoratore dipendente, per provvedere al pagamento della rata mensile prima della sua scadenza.

Come è facile intuire, a questa tipologia di finanziamento non possono accedere tutti. È riservata, infatti, solo ai lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, e ai pensionati (in questo caso, viene trattenuta una parte della pensione). L’importo della rata mensile non può superare un quinto dello stipendio netto o della pensione. Il datore di lavoro, sebbene abbia il compito di provvedere al pagamento delle rate al posto del suo dipendente, non ha alcuna responsabilità in merito alle stesse e poiché la cessione di una parte dello stipendio è un atto volontario, egli non sarà ritenuto responsabile neanche qualora il dipendente revocasse questa scelta.

Il lavoratore dipendente ha il diritto di ottenere un prestito con la cessione del quinto dello stipendio e il datore di lavoro non può rifiutarsi di assumere il compito di trattenere parte dello stipendio ed effettuare il versamento della rata mensile all’ente che ha erogato il credito.

Per quanto riguarda i pensionati, sarà l’ente di previdenza sociale che eroga la pensione a trattenerne una parte e con questa pagare le rate mensili.

Importi e tempi

Con il prestito personale da rimborsare tramite cessione del quinto si possono ottenere in prestito anche somme importanti che raggiungono la cifra di 75.000 euro. Il numero di rate mensili da pagare per la restituzione può arrivare anche a 120.

Poichè per grandi importi la restituzione del capitale può avvenire anche in dieci anni, è importante che il richiedente segnalato al Crif abbia un contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato.

Diversamente, egli potrà richiedere solo piccoli importi che devono essere comunque restituiti in un arco di tempo che non vada oltre la scadenza del proprio contratto di lavoro, se questo è a tempo determinato.

Assicurazione

Con la sottoscrizione di un prestito personale con cessione del quinto della pensione o dello stipendio, si è obbligati anche ad accendere una polizza assicurativa sul rischio impiego o sul rischio vita. Non è un’opzione facoltativa ma un requisito fondamentale per poter accedere al credito.

L’assicurazione sul rischio impiego deve essere sottoscritta dal lavoratore dipendente che, nel caso di un licenziamento, vedrà il proprio debito saldato dalla compagnia assicurativa che potrà rivalersi su di lui trattenendo il Tfr (Trattamento di Fine Rapporto) maturato fino a quel momento. In questo modo, il richiedente non verrà nuovamente segnalato come cattivo pagatore nei database della Centrale Rischi.

Per i pensionati, invece, è richiesta un’assicurazione sul rischio vita che, in caso di decesso del debitore, ne tutela gli eredi facendo in modo che essi non vadano ad ereditare anche il debito del prestito e non debbano dunque provvedere loro stessi al pagamento delle rate mensili residue.